Montura

 

RAGNATELE

di Riccardo Franchini

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Per il progetto “Ragnatele” abbiamo intrapreso un lungo viaggio seguendo il filo conduttore dei paesi abbandonati dell'Appennino, ma abbiamo presto realizzato che le testimonianze e le dinamiche che incontravamo sul cammino ci raccontavano la storia di tutte le aree interne italiane. Luoghi fragili, complessi e isolati, ma di grande ricchezza umana e culturale che rischiano di scomparire, senza interventi specifici e attenti al paesaggio e alle comunità.

E' stato un viaggio lento e pieno di incontri, che ci ha portato fuori rotta più di quanto avremmo potuto immaginare, attraverso territori trascurati e completamente fuori dai classici circuiti turistici. Sono le montagne minori, quelle che ancora non fanno della promozione turistica il motore della loro economia e che hanno storie ancora tutte da riscoprire e valorizzare. Vivono i problemi della montagna più interna: mancanza di collegamenti e servizi, disoccupazione, emigrazione e isolamento. Una montagna non da cartolina, senza vette e alberghi che abbiamo provato a farci raccontare dai suoi protagonisti: pastori, tagliapietre, migranti, anziani abitanti e giovani che provano ad investire in questi territori.

Il viaggio ci ha portato fuori rotta anche in un senso più profondo, al di là delle nostre aspettative. Discendendo l'Italia e incontrando lungo il cammino decine di storie di migrazione e di ritorno abbiamo ripercorso idealmente, noi studenti meridionali a Bologna, il nostro personale percorso di migrazione ritrovandone le motivazioni e le aspettative.

È stato possibile così guardare il “centro” a partire dalle “periferie”, la città a partire dalle montagna, la macrostoria dell'Italia a partire dalle microstorie dei nostri intervistati.

Uno degli obiettivi sarà cercare di tornare nelle località attraversate per presentare il libro e il documentario che produrremo. Speriamo che la nostra ricerca possa essere anche un piccolo momento di riflessione e analisi su queste tematiche soprattutto in queste zone così particolari e che possa contribuire alla riscoperta di questi luoghi e all'immaginazione di altri progetti, altre narrazioni, altri modi di vivere il territorio. Inoltre ci permetterà di tornare in queste realtà provando a comprenderle e conoscerle meglio, convinti che ci voglia tempo e attenzione per curare i rapporti con i luoghi, le comunità, le associazioni e i singoli che ci hanno fatto da guida e raccontato le loro storie e che ci hanno invitato a tornare per conoscere le nostre.

Nel nostro viaggio, ci è sembrato evidente che la ricchezza di questi luoghi è data proprio dalla diversità, dalle piccole particolarità che ogni borgo custodisce gelosamente. Fare tesoro delle piccole conoscenze che questi territori possono regalarci, renderli attivi e dinamici oggi, creare relazioni e scambi è il primo modo per non farli morire.