Montura

 

PUNTATA 2 | FRAGMENTS OF EXTINCTION

Siamo pronti per discendere in Amazzonia

Amazzonia. Alle sorgenti del mito

10/02/2016 -

Le 7 valigie di tecnologia sono arrivate regolarmente, con tutta la strumentazione funzionante. A Quito il Prof. Giovanni Onore, un eclettico entomologo/agronomo/biospeleologo, professore della Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador in pensione, ci ospita nella sua Missione Marianista, centro della Fondazione Otonga che opera nell’educazione e nel singolare progetto di acquistare pezzi di foresta attraverso donazioni private, per proteggerli dalla deforestazione e degrado ambientale. Per tre giorni conversiamo con Onore per acquisire tutto il bagaglio del non-detto, del non-manifesto, del non-ufficiale, di cui tutti gli strati dei regolamenti di gestione naturale/politica/sociale sono permeati nei paesi tropicali, e che vanno sempre conosciuti per non incorrere in inutili fatiche ed errori di valutazione. Onore è stata la persona fondamentale infatti nell’aprirci la strada del lavoro sul campo che faremo nel primo periodo dall’interno della Estacion Cientifica Yasunì della sua Università Cattolica, una stazione nel mezzo della foresta primaria ai confini tra i territori Kichwa e Huaorani, dove andremo a partire da domani.

A Quito, capitale 2800-3000 metri di altitudine in mezzo alle Ande, la situazione dell’inquinamento è drammatica: migliaia di bus che in occidente non si usano più dagli anni ‘70 bruciano un kerosene non raffinato e le strade sono letteralmente immerse in un’aria nera, irrespirabile che oscura la visione del Cotopaxi (il vulcano che proprio il giorno prima del nostro arrivo aveva fatto una colonna di mille metri di fumi spettacolari in una nuova fase di attività) e dei profili meravigliosi delle altre cime a 4-5000 metri intorno.

Il nostro compito in questi giorni è di dotarci di tutte le suppellettili mancanti tra cui le batterie a 12v di grande capacità, indispensabili per il lavoro sul campo. La brutta notizia è che le batterie al litio (più leggere di 5 volte e più potenti rispetto alle tradizionali al piombo acido e non trasportabili in aereo per regolamenti IATA) non esistono in tutto l’Ecuador e i negozianti avevano mentito a Nika – la quale aveva viaggiato appositamente prima anche per questa ricerca di batterie – che le avrebbero avute in due giorni. A nostre spese, abbiamo capito tramite Onore che un ecuadoriano non dice mai di no preliminarmente e che nulla qui è certo fino al momento in cui si compie. Dopo la visita a 25 negozi, centri e addirittura alla Bosch-Ecuador, abbiamo dovuto oggi comprare una pesantissima batteria da macchina a 40Ah, per avere il minimo indispensabile per compiere ritratti sonori di lunga durata, ma ciò ci obbliga ad avere un portatore in più in foresta con molte problematiche aggiunte, non ultimo il dover trasportare in foresta, la batteria sempre in posizione verticale per non travasarne gli acidi.

Con Onore andiamo a trovare Luis Coloma, uno dei maggiori erpetologi viventi. Ci porta all’interno del progetto “Arca de Noè”, un’insieme di laboratori dove stanno tenendo in vita e cercando disperatamente di far riprodurre specie di rane sull’orlo dell’estinzione, per poi reintrodurle in natura quando il fungo che le sta decimando in tutto il pianeta per cause ignote, non ci sarà più. Ci fa fare un viaggio incredibile in forme di vita dai colori e forme pazzesche, in teche a condizioni climatiche controllate e nell’allevamento di grilli che fungono da cibo. Parliamo di Fragments, della necessità di connettere i nostri progetti, e di una possibile collaborazione. Parliamo anche dell’enciclica papale “Laudato Sì - Sulla Cura della Casa Comune” e della straordinaria propulsione che servirà per salvare il più possibile e il più presto possibile, ma lui è molto scettico, deluso e anzi ci parla dei modelli climatici più accreditati che prevedono che l’Amazzonia sarà a medio termine un’area soggetta a cambiamenti drastici, e del fatto che ogni anno trovano rane a gradienti di altitudine più alti che fuggono dal calore, ma i cui habitat arriveranno molto presto a collidere facendo estinguere le specie che rimangono. A un certo punto ci avviciniamo ad una teca di vetro dove sotto una foglia ci dice esserci il presunto ultimo individuo maschio di quella specie, morto il quale quel patrimonio genetico sarà perduto per sempre.

Siamo pronti per discendere in Amazzonia, credo.

Quito, Ecuador 2016

Photo by Alex D’Emilia e Nika Saravanja

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