Montura

 

PUNTATA 4 | FRAGMENTS OF EXTINCTION

Il risveglio dell’ecosistema

Amazzonia. Alle sorgenti del mito

23/02/2016 -

Oggi l’elemento che mai come in questa situazione abbiamo percepito come più reale e inevitabile, è arrivato, annunciato dalle nostre due guide Huaorani (Huampi e Timoteo) che lo avevano intuito un’ora prima non si sa come e da cosa, da sotto le chiome da dove non si vedeva il cielo. Eravamo infatti in un Saladero, in un’area incontaminata a sud-est della stazione, uno di quei punti caldi della foresta dove mammiferi e uccelli vanno ad approvvigionarsi di acqua e sali minerali, uno di quei luoghi dove c’è sempre vita. Huampi, il capo della comunità Huaorani di frontiera, Guijero, sul Rio Tiputini ci aveva portato lì al Saladero la sera prima, navigando a singhiozzi per 3 ore con canoa a motore tra i tronchi del fondo secco del Tiputini. Arrivati, canoa legata sul fiume, 30 minuti di cammino con tutta la tecnologia per operare le registrazioni al tramonto, la notte e all’alba, tutto andava bene fatta eccezione per la grande riserva di energia (la batteria della macchina) che, ribaltata dal portatore, aveva perso in pochi secondi parte della sua carica. Tutto andava bene tranne che quando siamo arrivati al saladero non c’erano né mammiferi né uccelli. Eravamo stati troppo goffi e rumorosi con i nostri zaini e stivali e dovendo stazionare in una delle vie scoscese di accesso alla salina, con i nostri odori sudati eravamo stati ‘mappati’ da tempo, probabilmente. Piazzato il sistema di registrazione più impegnativo dentro il Saladero più piccolo per registrare all’alba, siamo tornati al campo al fiume, sulle amache e zanzariere messe per la notte.

La mattina alle 4.45 siamo ripartiti in 3 per piazzare computer e parti più delicate ed essere pronti per le prime luci (circa 5.30) che avviano da sempre il coro degli uccelli del mattino che, in molte zone dell’Amazzonia, include anche l’impressionante ‘canto’ delle scimmie urlatrici, la parte che noi percepiamo come ‘oscura’ e ancestrale dell’ecosistema acustico. Tuttavia è stato alle 9.30 in punto che l’arrivo al Saladero di uccelli Karakara e Macao (il nome Huaorani), annunciato da Huampi dalla sera prima, ha permesso una delle registrazioni migliori fino ad ora. In silenzio, da sotto una delle 337 specie di piante endemiche del solo Yasunì, Huampi ci aveva detto sarebbero arrivati gli uccelli alle 9.30. Ed è proprio questo lo stupore più grande in foresta: la percezione dell’orologio dell’intreccio delle funzioni vitali che spesso hanno una corrispettiva acustica altrettanto complessa e ordinata. Gli uccelli (almeno 14 specie ) in fondo e intorno al Saladero si sono susseguiti in ondate e calate, acusticamente impressionanti per 45 minuti come in un rito di comunicazione territoriale e contesa sonora, eccitando (credo consapevolmente) il riverbero della foresta tutt’intorno come quando con la voce noi uomini proviamo l’acustica di una chiesa. I microfoni e il computer, nascosti a 100 metri sotto il nostro bivacco/università (con Huampi avevamo fatto il riconoscimento acustico puntuale di tutte le specie che passavano nello spazio acustico, con sua grande competenza e passione nativa di farlo) avevamo finalmente ripreso una di quelle scene sonore di vita quotidiana del mondo animale, assolutamente interdette agli orecchi della nostra specie. Ne siamo stati da subito consapevoli.

Proprio sul finire di questo evento bio-acustico al Saladero ci avevano fatto cenno di ritirare il prima possibile tutta la strumentazione e di metterci urgentemente in cammino per raggiungere la canoa. Dopo un’ora, caricata la canoa e sistemati i teli di plastica su tutti gli zaini e le pelicase, la pioggia che non era più caduta da 33 giorni, ha iniziato il suo corso impressionante, come lo sono i temporali in Amazzonia. Noi puerilmente felici di prenderci vestiti quella pioggia, per almeno 4 motivi: lavarci di acqua piovana i sali del sudore di due giorni; essere presenti in quel momento alla fine di una delle ondate di siccità, storiche, da cambiamenti climatici; aver fatto appena in tempo a registrare quell’evento acustico recondito al Saladero; sapere che quella pioggia avrebbe risvegliato il ‘letargo’ degli anfibi dello Yasunì - tra i più biologicamente diversi del pianeta - che finalmente potremo ascoltare nei prossimi giorni.

La sera, tornati alla stazione dopo tre ore e mezza di risalita del fiume con un temporale in atto enorme, che ha obbligato me Nika e Alex a svuotare la canoa costantemente usando tutto quello che avevamo, compresi gli stivali usati come catino, mentre gli Huaorani risalivano il fiume con visibilità bassissima, sfiniti dalla 2 giorni in foresta, sono uscito a registrare il dusk chorus da solo nel sentiero vicino alla stazione. Non resistevo al pensiero di non riuscire a riprendere il risveglio delle 139 specie di rane, o quantomeno a fare una registrazione comparativa con il ‘silenzio’ del periodo precedente.

Ebbene, come prevedibile, già da poche ore dopo la pioggia l’ecosistema si è risvegliato come si svegliano gli strumenti al primo movimento di una sinfonia scritta per l’ascolto di tutti gli esseri viventi.

Rio Tiputini (0°42'14.22"S  /  76°16'20.47"O), Ecuador, 3 febbraio 2016

Foto by Alex D’Emilia

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