Montura

 

OSKAR PIAZZA

OSKAR PIAZZA
Bio

Oskar Piazza era un alpinista diverso. Di quelli che vanno in montagna per passione e per gli altri, quando gli altri hanno bisogno. Nato del 1960, Oskar è stato un pilastro del Soccorso alpino, capace di mettere da parte le proprie ambizioni per essere sempre pronto ad aiutare una cordata in difficoltà, a salvare delle vite. «Non ricordo nessun fatto particolare che mi ha spinto a diventare un soccorritore – spiega –: è semplicemente un bisogno che sento, analogo al desiderio di salire un Ottomila». E proprio sugli Ottomila, in più di un'occasione, Oskar diede prova delle sue doti, scalando in velocità il Cho Oyu (8201 m) e il Gasherbrum I (8068 m). I suoi ricordi più belli, però, furono forse il McKinley (6194 m), salito con tre grandi amici quando tutto sembrava ormai compromesso e la traversata del Monte Bianco (4810 m): «Un'avventura con mio padre – ricorda – nel giorno del suo sessantesimo compleanno. Il Monte Bianco era il suo ultimo sogno e riuscire, proprio quel giorno, a “regalargli” quella cima, è stato assolutamente straordinario». La montagna, per Oskar Piazza, è stata, senza alcuna retorica, una vera maestra di vita: «Mi ha aiutato a comprendere la cultura del rispetto. Rispetto delle persone, degli oggetti, dei pericoli e dell'ambiente naturale: qualcosa di cui, in quota e a casa, dovremmo sentire la più grande necessità».

Oskar, per tutti noi, era e resterà sempre un amico, un compagno di viaggio. Se ne è andato sul finire dell'aprile scorso in Nepal, spazzato via da un'onda di morte tra le montagne e la gente che amava, nei pressi del villaggio di Langtang, il 25 aprile 2015.

Noi lo ricorderemo sempre.