La Dawn Wall di Adam Ondra

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Adam Ondra racconta in esclusiva per noi la sua avventura!

Sono passati ormai alcuni giorni da quando ho completato la salita della Dawn Wall, ma sento ancora un profondo e chiaro senso di soddisfazione. Al momento mi trovo sul volo di ritorno a casa e vorrei condividere alcune cose con voi.
Ho sempre sognato di andare allo Yosemite e in realtà mi vergogno per averci messo così tanto. È la Mecca delle big wall, il posto in cui per gli ultimi 60 anni sono stati superati i limiti dell’arrampicata sulle big wall. È una valle pittoresca, con pareti a strapiombo di solido granito levigato dai ghiacciai; e il mio obiettivo era la sua vetta più alta, El Capitan.

Avevo un mese e mezzo, motivazione in abbondanza e il sogno di un’arrampicata libera sulla Dawn Wall, molto probabilmente l’arrampicata libera su big wall più difficile del mondo. Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson, dopo averci provato per sei anni, ci sono finalmente riusciti nel gennaio 2014. Si trattava indubbiamente di un obiettivo ambizioso, considerando che avevo molta poca esperienza con le big wall. Già al mio secondo giorno nella Yosemite Valley mi sono precipitato sul percorso. Forse è stato per stupidità, o mancanza di rispetto, ma volevo avvicinarmi al mio traguardo sin dall’inizio. La maggior parte delle persone passa settimane o intere stagioni nella valle, prima di sentirsi pronta ad affrontare questo stile particolare di arrampicata e mettere alla prova i propri limiti. Contavo sul fatto che avrei appreso tutte le tecniche necessarie mentre lavoravo all’arrampicata della Dawn Wall. Sono arrivato nella valle pensando di essere un climber universale che aveva raggiunto le vette di tutto il mondo, e che niente potesse sorprendermi. Mi sbagliavo di grosso. Le tortuosità della scalata dello Yosemite mi hanno sorpreso eccome, e fatto sentire un vero principiante.

Basta considerare il grado dei tiri (fino a 9a; 17 tiri su 32 sono superiori a 8a) per capire che si tratta di un percorso notevole. In realtà ho avuto molte più difficoltà di quanto mi aspettassi, a causa dello stile di arrampicata. Ciascun tiro superiore a 8a era duro e incerto: si trattava di salire in Dulfer con punti di appoggio scivolosissimi oppure di arrampicarsi in falesia con grande fatica. Il segreto è stato abituarsi a questo stile, il che ha richiesto molta pazienza e speranza. Dopo tre settimane e mezzo nello Yosemite, in cui mi sono dedicato quasi esclusivamente alla Dawn Wall, ero pronto per la salita. Avevo cercato di memorizzare tutti gli appigli e i punti di appoggio. Non sapevo se ci sarei riuscito, ma ero disposto a provarci. L’obiettivo era completare la salita in un’unica sessione, arrampicarmi dal terreno alla cima senza mai tornare a terra, prendendomi tutto il tempo necessario e trascorrendo le notti sui portaledge. Tommy e Kevin ci avevano messo 19 giorni.

Durante i primi giorni della salita ero nervoso. Le temperature erano piuttosto alte, così sono stato costretto ad arrampicarmi soprattutto con il buio, quando si abbassavano. Pur avendo fatto alcuni errori e dovuto ripetere alcuni tiri, ne ho chiusi 13 nei primi due giorni, per poi riposarmi il terzo: dovevo raccogliere le forze per affrontare i tiri cruciali, il 14º e 15º, di grado 8c+ e 9a. Avrei dovuto completare l’arrampicata il quarto giorno, ma non ce l’ho fatta. Ero troppo nervoso, non riuscivo a concentrarmi ed ero sotto pressione. Non avevo più fiducia in me stesso. Al quinto giorno la pressione era ancora maggiore, perché sapevo di dover affrontare il 14º e il 15º tiro, ma finalmente ero tranquillo e concentrato, e ce l’ho fatta. Credo che sia stato uno dei momenti in cui mi sono sentito meglio durante l’intera arrampicata: ho iniziato a credere che, dopotutto, ce l’avrei fatta.

Abbiamo finalmente raggiunto la vetta l’ottavo giorno, dopo altre tre giornate, ed è stato bellissimo. Ho condiviso questa avventura con Pavel Blazek, che è stato il mio compagno di cordata sulla Dawn Wall per tutto il tempo, e con Heinz, il quale ha catturato ogni momento con la sua macchina fotografica. È stata un’esperienza davvero speciale, in un posto speciale, con persone speciali. Adesso sono a bordo dell’aereo con dolori alle dita e in tutto il corpo, ma posso dire che ne è valsa la pena di sognare in grande.