LUNGA VITA AI CARPINI. STORIA DI UN VOLO | ROLANDO LARCHER

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La nuova via sul Monte Fibbion riporta indietro alla Gola di Toblino

Per i suoi 50 anni Rolando Larcher fa un grande regalo non solo a se stesso, aprendo una meravigliosa linea sulla parete Est del Monte Fibbion, ma anche a tutti noi donandoci un racconto che svela l'incredibile storia nascosta dietro al titolo enigmatico assegnato alla via: 50 anni son volati, 25 regalati.

Il nuovo itinerario - 215 metri, 8a+ max, 7b obbl., aperto e liberato con Herman Zanetti, Luca Giupponi e Alessandro Larcher, sul Gruppo della Campa nelle Dolomiti del Brenta - segna infatti non solo la grande attività dell'alpinista trentino giunto sulla soglia del 50° anno di età, ma pure 1/4 di secolo, la metà degli anni compiuti, da un miracoloso volo - lungo quanto gli anni! - che ci fa ancora avere Rolando qui con noi...

Cosa accadde 25 anni fa nella Gola di Toblino? Ecco la storia. Davvero straordinaria, sotto tutti gli aspetti.

LUNGA VITA AI CARPINI. STORIA DI UN VOLO | ROLANDO LARCHER

Gola di Toblino 18 marzo 1990, tardo pomeriggio di un giorno di scalata come tanti.
Questo però segnerà la mia esistenza con un prima ed un dopo.

Una spensierata giornata d'arrampicata con gli amici sta per concludersi, c'è ancora un po' di tempo e di energie, Marino ne ha abbastanza e con Michele scaliamo ancora una via.
Il morale è alto, ho recuperato perfettamente la forma fisica dopo l'incidente dell'estate scorsa in Marmolada, sono entusiasta perché riprovando “Mojado” - capolavoro di Roberto Bassi degli anni 80' valutato 8b/8b+ - ho capito che potrei riuscire a concatenarlo a breve.
Decidiamo di salire “Che Peperino”, itinerario di due lunghezze. Michele parte sulla prima, raggiunge la sosta, mi recupera e proseguo sulla seconda, un piacevole 7a. 
Arrivo al suo termine, dove trovo una comoda cengia, poco sopra la sosta: un anello di catena ancorato ad un leccio.  Penso di fare manovra per calarmi, ma Michele cambia idea e decide di scalare anche lui il tiro da secondo; pertanto per far scorrere meglio la corda, allungo la sosta con due rinvii, la inserisco, avverto di bloccarla e mi appendo.

Questo è il preciso momento dove il “prima” si conclude ed inizia un “dopo” incerto, molto incerto...
Improvvisamente tutto accelera vertiginosamente: i pensieri, i sentimenti, la pietra che scorre, l'ultimo momento di esistenza.
In un attimo… un'infinità di sentimenti e ragionamenti si avvicendano.
Stupore: per il tradimento della corda, che inspiegabilmente mi abbandona.
Profonda rabbia: non ho capito esattamente la dinamica degli eventi, ma è certo che sto per morire per una mia grave superficialità.
Timore: il ricordo delle botte dell'estate scorsa in Marmolada è ancora limpido, temo il dolore fisico e so che a breve ne arriverà tanto.
Speranza: sono sempre stato pragmatico e l'eventualità di salvarmi dopo 50 metri di volo non l'ho nemmeno considerata. La mia unica speranza è di non sentire troppo male, un colpo secco e via.
Paura: non so se paura è la parola corretta che riassume e concentra tutti questi sentimenti,  ma quella elementare, sinonimo di terrore, sinceramente non la provo. Probabilmente perché non ne ho il tempo, forse quello che sento ora è solo angoscia, angoscia di non rivedere più i miei cari e per il dolore che a loro lascerò.
Infine quiete, tanta quiete interiore, rassegnato agli eventi del destino.

Pochi secondi sono trascorsi, una miriade di pensieri si sono avvicendati ed improvvisamente il mio fluttuare incontra il primo ostacolo, bam! Un cespuglio sospeso rallenta il mio precipitare, lo buco e proseguo verso il basso. Immediatamente un altro urto, bram!  Sento un fortissimo crepitio di rami spezzati, qualcosa di più solido sta per fermarmi, mi ammortizza miracolosamente, poi un secco crak e riprendo a volare, ma per poco, perché sono oramai a terra e ora posso solo rotolare giù per la scarpata. 
Finalmente mi fermo. Incredibile... Sono ancora presente e lucido, sono salvo! Forse.
Non sento alcun dolore, fiumi di adrenalina lo stanno sedando, temo il peggio, ma braccia e gambe sono ancora attaccati!
Barcollando mi alzo in piedi… subito penso a Michele, rimasto lassù, a metà parete sotto shock: gli sono volato accanto per poi scomparire nel bosco. La prima aria che riesco a inspirare, la butto in un urlo, per comunicare a lui e al mondo che sono ancora vivo!

Questa è la cronaca di ciò che accadde quel giorno. Da allora son trascorsi 25 anni e a 50 anni si comincia a riflettere sulla vita vissuta, facendo il punto sulla propria esistenza. 
Il nome curioso della via al Fibbion, “50 anni son volati, 25 regalati!”, è  frutto di queste circostanze, quasi un gioco aritmetico, dove gli anni si confondono con i metri di volo.
C'è stato un prima, fatto di 25 anni spensierati, trascorsi senza quella consapevolezza dell'immenso valore della vita.
Un dopo, totalmente regalato, vissuto ancor più intensamente, soprattutto dal lato interiore. Un regalo inaspettato, prezioso e speciale, che per sempre apprezzerò.

P.S. Dopo la caduta, Marino (Tamanini) mi raggiunse subito, mi sorresse fino alla macchina e poi corremmo al pronto soccorso, con il timore di qualche emorragia interna.
Michele (Cagol, la vita poi ci farà ritrovare cognati) riuscì  a scendere con una doppia, ma per una settimana ebbe qualche problema per dormire.
Per me le conseguenze fisiche furono incredibilmente lievi, un miracolo nel miracolo. Un’infinità di escoriazioni, tagli e conseguenti punti di sutura, un sacco di botte ed ematomi, una lieve distorsione ad un ginocchio, ma nemmeno una frattura! 40 giorni dopo, partecipai ad una competizione d'arrampicata di Coppa Italia ed arrivai nono.
Le conseguenze psicologiche furono abbastanza lievi e mi fecero ripensare a tanti piccoli fatti, vissuti sopratutto scalando in montagna, dove per un nonnulla,  quella semplice inattesa sbandierata, 10 metri sopra la sosta precaria, non degenerasse in tragedia. Sicuramente diventai più cauto in alpinismo, benché l'incidente fosse accaduto in falesia per una mia grave distrazione.
Da quella volta quando scalo, mi capita spesso di provare un improvviso attimo di panico, controllo il nodo, mi quieto e riprendo a divertirmi.
Ultima cosa, l'albero che mi ha salvato era un carpino nero... lunga vita ai carpini!

Una galleria più completa della via sul profilo personale di Rolando Larcher.
Per approfondimenti seguite questo link.
L'header dell'articolo è di Giampaolo Calzà.
Tutte le altre foto sono dell'Archivio Rolando Larcher.

Negli ultimi due scatti, la caratteristica sagoma di Orso sulla cresta sommitale del Monte Fibbion.