Montura

 

Sogni dell'altopiano

di Luisa Salieri

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Prima Insegne, Semafori, Palazzi, Piccioni, Fabbricati, poi Capannoni, Pubblicità, Palazzine, Merli, Platani, Villette, e ancora Campi, Stradine, Ghiandaie, e infine Abeti, Rovi, Sentieri, Nibbi, Casette, Boschi e Stelle. Imboccando la strada per l’altopiano di Millevaches, si ha l’impressione di stare risalendo un percorso al contrario. « Come sei arrivato qui ? » è la domanda che, ad un momento, sorge spontanea, che ci si pone gli uni gli altri ad ogni nuovo incontro. Perché l’altopiano non lo si raggiunge mai per puro caso.

Come non cedere alla tentazione di vedere in queste terre un’isola felice?

Mercati biologici e media locali, aziende autogestite e associazioni culturali, la sinergia fra le esperienze alternative più diverse permette agli abitanti di questo territorio di tendere verso un’autonomia sempre più radicale. Ma cio’ che sorprende di più è proprio la capacità di organizzazione collettiva degli abitanti, abili nel creare dal basso i beni e servizi che mancano in questo territorio isolato, forgiandoli in base ai loro bisogni e desideri.
Certo. Ma allora, lontano dalle città, dal loro rumore, dalle loro distrazioni e dalle loro opportunità di carriera, come si vive su quest’altopiano? Un unico stile di vita non c’é. Ma ci sono abitazioni nomadi o case di paglia, affitti ridotti o case in vendita a prezzi stracciati, enormi comuni o vite di famiglia, impieghi a tempo parziale o nessun impiego, tempo per figli o per attività associative, feste con amici, vicini e conoscenti, cibo genuino, laghi e fiumi, sole pioggia e neve. Felicità?