Montura

 

GIORGIO DAIDOLA

GIORGIO DAIDOLA
Bio

Giorgio Daidola, torinese, classe 1943, è docente Analisi economico finanziaria per le imprese turistiche presso l’Università di Trento, pubblicista iscritto all’Ordine dei giornalisti e maestro di sci. È stato direttore della Rivista della Montagna e dell’annuario Dimensione Sci per molti anni e ha pubblicato articoli e fotografie su tutte le più prestigiose riviste di outdoor italiane, francesi, spagnole, norvegesi, australiane e statunitensi. Ha partecipato come regista e come attore a parecchi film di sci e di montagna che hanno ricevuto premi nei principali festival. Il film "Il diritto e il rovescio" di Alberto Sciamplicotti, in cui é il protagonista, è stato girato nel 2012 in Armenia ed è stato premiato ai filmfestival delle Orobie e di Sestriere, oltre che selezionato a quello di Trento.
Giorgio collabora attualmente alle più importanti riviste italiane di montagna (SkiAlper, In Movimento, Meridiani Montagne) e di vela (Bolina).
Nel 1982 ha reintrodotto in Italia il telemark, lo sci a talloni liberi, compiendo con questa tecnica spedizioni scialpinistiche nei sette continenti, con il tetto massimo dello Shisha Pagma, prima discesa di un ottomila con l’antico stile norvegese. Con il telemark ha salito e sceso cime nei sette continenti e ha effettuato grandi raid nel Karakorum, nello Hielo Continental, nelle Rocky Mountains.
Con la sua prima barca, un Ranger 29 denominato Bétemps come il famoso rifugio ai piedi del Monte Rosa, ha fatto una crociera pluriennale in Grecia e in Turchia nei primi anni ottanta.
Trent’anni dopo è ritornato nel Mediterraneo orientale con la sua seconda e attuale barca, il Gladiateur Zeffiraglia di 10 metri, a cui è affezionatissimo.
Nelle sue crociere Giorgio ha sempre cercato di abbinare i piaceri del mare con quelli della montagna, percorrendo  sentieri dimenticati lungo le coste, salendo sulle cime più alte delle isole, effettuando free climbing e discese in sci, come quella sulla lava della Sciara del fuoco di Stromboli.
Nel 2013 ha pubblicato "Viaggio in Mediterraneo - Immagini, incontri, riflessioni di un velista curioso" per le edizioni Il Frangente. Non si tratta di una guida nautica ma di un racconto di viaggio a tappe, in 5 anni,  attraverso il mare più bello del mondo.
Nel 2016 ha pubblicato "Ski Spirit - Sciare oltre le piste", per Alpine Studio. Il libro ha vinto il Premio Gambrinus "Giuseppe Mazzotti" 2016, sezione Alpinismo. In questo volume Giorgio parla del suo modo di vivere lo sci non solo come sport ma come viaggio alla ricerca delle emozioni profonde che offre la montagna bianca. Si tratta di uno sci che coinvolge le sfere dello spirito e che come tale ha attratto molti grandi scrittori, da Doyle a Hemingway, da Nabokov a Mann, da Hesse a Buzzati, da Gozzano a Parise. Ski Spirit è un invito a mettersi sulle loro tracce e a recuperare un grande passato.
Alessandro Gogna ha dedicato una dotta analisi al libro nel suo blog, con numerosi interessanti commenti.
Il grande sogno di Giorgio rimane quello di vivere mare e montagna come un’unica avventura. "Il mare e la montagna - come scrisse il suo amico Carlo Bistagnino - sono molto simili nell'offrire emozioni e vertigini di libertà a chi li ama profondamente". Per questo motivo Giorgio considera Bill Tilman, alpinista e velista, il più grande esploratore di tutti i tempi.

 

Eventi

 

Tracce sulla neve

Le tracce che si lasciano sulla neve rappresentano il significato ultimo dello sciare, che così diventa molto di più di uno sport, di un'espressione tecnica e fisica delle proprie capacità e dell'infantile godimento dato dallo scivolare sulla neve.
Le tracce sono la firma dello sciatore, sono l'espressione della sua personalità, del suo stile, del suo modo di vivere l'ambiente e lo sci.
Anche gli animali del bosco, che segnano il paesaggio invernale con l'eleganza delle loro impronte, si comportano istintivamente nello stesso modo. Le loro tracce impreziosiscono il paesaggio invernale, senza mai distruggerne i delicati equilibri.
Sciare è insomma decorare con buon gusto e con amore il paesaggio invernale.
Per questo un vero sciatore non manca di fermarsi spesso per voltarsi ad ammirare o criticare la propria traccia. Il grande architetto Carlo Mollino, che era anche un raffinato maestro di sci ed un appassionato fotografo, per disegnare le sue famose opere utilizzava le fotografie delle proprie tracce in neve fresca. La purezza delle curve disegnate da Mollino per progettare il nuovo Teatro Regio di Torino e i suoi ricercatissimi tavoli a curve sono esempi di come lo sci possa diventare arte attraverso le tracce.
(tratto, con adattamenti dell'autore, dal volume di Giorgio Daidola, "Ski Spirit", edizioni Alpine Studio)


Ritorno al futuro

E se non riuscirò più a partire? Cosa ne sarà del mio "Ski Spirit?
"Nessun uomo può vagabondare senza una base...bisogna avere una sorta di cerchio magico a cui appartenere" scrisse Bruce Chatwin. Per uno sciatore il cerchio magico è la curva perfetta senza sbavature, è quella che riporta al punto di partenza. Conoscerla significa saper ritornare alle proprie origini, aver appreso la via del ritorno.
Il tracciato è pronto: una cinquantina di metri davanti a casa, esposti a nord. L'estate scorsa l'ho migliorato tagliando cespugli e curando il tappeto erboso, immaginando come sarebbe apparso il pendio con la neve. Sono soddisfatto del mio lavoro. Se, per grazia di Dio, il prossimo inverno nevicherà, riuscirò a inanellare ben nove curve chiuse e rotonde, centellinando il piacere di ogni grammo di neve spostata. Ogni giorno, indipendentemente dal tempo, andrò su e giù più volte. Cercherò di immaginare la curva perfetta prima di effettuarla, per prolungare al massimo il piacere del fruscio dei fiocchi di neve sotto le solette degli sci.
Tanti viaggi con gli sci verso montagne bellissime, infiniti spazi bianchi, discese interminabili troveranno, in queste poche curve, una logica conclusione: quella del ritorno alle mie origini sciatorie.
Scierò ancora una volta con uno zaino molto pesante, colmo di tutto il mio vissuto. Solo così il ritorno darà un senso a tutti i miei vagabondaggi, a questa vita sempre in fuga. Sarà un modo di chiudere il cerchio magico in bellezza, perché quando si ritorna alla propria Itaca, non si sente più il bisogno di ripartire.

(tratto, con adattamenti dell'autore, dal volume di Giorgio Daidola “Ski Spirit”, edizioni Alpine Studio)


Dal Mediterraneo alle Azzorre

Nel febbraio 2016 sono ritornato a casa dalla lunga traversata in sci del Finnmark norvegese con due dita congelate, causa temperature in tenda di -35 gradi.  L'incidente mi ha fatto capire che il mio grande sogno di attraversare in sci la Groenlandia lungo l'itinerario di Nansen era meglio rimanesse tale. Ho quindi cercato di dare significato alla mia sete di avventura progettando una traversata di tutt'altro tipo ma sotto molto aspetti anch’essa impegnativa, almeno per me: affrontare l'Atlantico dal Portogallo, dove ero arrivato con la mia vecchia barca di dieci metri dopo molti anni di vagabondaggi mediterranei. Prese così forma l’idea un po’ pazza di raggiungere le Azzorre. Una traversata delicata di circa 820miglia marine, con venti dominanti contrari. Con la mia barca la traversata avrebbe avuto una durata di almeno 7 giorni di mare. Non avevo alcuna esperienza al riguardo: in Mediterraneo la più lunga traversata che avevo fatto si era conclusa in circa 48 ore.
Ho dedicato parecchio tempo e speso parecchi soldi per preparare la barca a questa traversata, equipaggiandola con un Windpilot, uno dei migliori timoni a vento, di un telefono satellitare e di tante altre diavolerie. Il 17 giugno 2017 sono finalmente partito, in compagnia di Keith Edwards, un coriaceo gallese, e di Miguel Sousa, un simpatico portoghese innamorato delle Azzorre.
Abbiamo impiegato come previsto 7 giorni per raggiungere São Miguel, la più grande isola delle Azzorre. I primi quattro sono stati i più difficili. Onde di prua alte tre metri e 25 nodi di vento da nord ovest ci hanno impegnato parecchio in una faticosa bolina. Partiti da Lagos nel sud del Portogallo, la nostra strategia è stata di portarci il più a nord possibile, circa 50 miglia rispetto alla rotta ideale, in modo da poter avere venti più favorevoli nella seconda parte della traversata. E così è stato. Negli ultimi 4 giorni abbiamo potuto surfare sulle onde oceaniche con il gennaker e godere di quello stato di grazia di sentirsi bene nell’immensità dell’oceano. È stato un passaggio ad una dimensione diversa del navigare, ho capito che le lunghe traversate in barca a vela sono innanzitutto delle stupende avventure dello spirito. Quando finalmente sono sceso barcollando sul pontile del piccolo marina di Vila Franca do Campo ho provato un’emozione fortissima, una sensazione di appagamento simile a quella di raggiungere una cima agognata.
C’era nell’aria qualcosa di magico, di idilliaco, in quell’isola in mezzo all’Atlantico, stavo per scoprire un mondo nuovo.  Pensai istintivamente che Zeffiraglia, la mia barca, sarebbe rimasta parecchio in questo arcipelago che ricorda un paradiso perduto.  Era il 23 giugno, domani sarebbe stato il giorno di San Giovanni, patrono sia  di Vila Franca che di Torino, la mia città natale. A Vila Franca era appena iniziata una grande festa per le vie dell’antica cittadina. Sarebbe durata tutta la notte e quella successiva. Abbiamo cantato, ballato con gli azzorregni, gente fantastica e ospitale, cosi distante dal nostro stressante modo di vivere. Per un attimo abbiamo toccato la felicità.

Sciatori di montagna
12 storie di chi ha fatto la storia dello sci alpinismo

Per Natale 2017 è prevista l’uscita, per Mulatero Editore, del mio nuovo libro: un viaggio indietro nel tempo per scoprire l’eredità lasciata sulle nevi del mondo dai grandi sciatori alpinisti del passato. Ho cercato di entrare nella vita e di raccontare le imprese di padri nobili dello sci come Paulcke, Hurz e Lunn, di grandi esploratori degli spazi bianchi come Ghiglione, Zwingelstein e Parmentier, di fuoriclasse come Preuss, Mezzalama, Castiglioni, Gobbi e Traynard. E ancora Heini Holzer profeta dello sci ripido. Dodici grandi sciatori che hanno influenzato non poco il mio modo di vivere lo sci alpinismo.